Con l’interpello n. 224, pubblicato lo scorso 21 agosto 2025, l’Agenzia delle Entrate è tornata a occuparsi del trattamento fiscale degli strumenti finanziari partecipativi, con particolare riferimento alla loro assimilazione, a fini fi- scali, alle azioni ovvero alle obbligazioni. Pur muovendosi nel solco dei precedenti orientamenti di prassi, la risposta in commento contribuisce a fare chiarezza sul piano applicativo, ribadendo i presupposti che consentono di ricondurre tali strumenti nell’una o nell’altra categoria ai sensi dell’art. 44 TUIR. Al contempo, offre l’occasione per interrogarsi su alcuni profili critici di più ampia rilevanza sistematica: dall’assenza di una disciplina compiuta alla persistente incertezza della formulazione normativa, sino ai limiti strutturali dell’approccio casistico adottato dall’Amministrazione finanziaria.
Quando la prassi diventa la norma: il trattamento fiscale degli strumenti finanziari partecipativi
Giorgio Antonio Autuori
2025-01-01
Abstract
Con l’interpello n. 224, pubblicato lo scorso 21 agosto 2025, l’Agenzia delle Entrate è tornata a occuparsi del trattamento fiscale degli strumenti finanziari partecipativi, con particolare riferimento alla loro assimilazione, a fini fi- scali, alle azioni ovvero alle obbligazioni. Pur muovendosi nel solco dei precedenti orientamenti di prassi, la risposta in commento contribuisce a fare chiarezza sul piano applicativo, ribadendo i presupposti che consentono di ricondurre tali strumenti nell’una o nell’altra categoria ai sensi dell’art. 44 TUIR. Al contempo, offre l’occasione per interrogarsi su alcuni profili critici di più ampia rilevanza sistematica: dall’assenza di una disciplina compiuta alla persistente incertezza della formulazione normativa, sino ai limiti strutturali dell’approccio casistico adottato dall’Amministrazione finanziaria.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


