Il lavoro cerca di comprendere se e come le politiche industriali possano aiutare lo sviluppo europeo nell’attuale contesto. Un mondo senza problemi può probabil-mente permettersi di fondare le relazioni economiche sul laissez faire, ma questo non è più vero dopo la crisi della logistica del 2020 e quella delle relazioni inter-nazionali, quanto meno dal 2022 in poi. Il tema chiave della politica industriale europea non è solo tanto quello della tran-sizione “verde” o quella digitale – che reclamano attenzioni anche a prescindere dagli eventi sopra richiamati – ma quella di ricercare una certa autonomia della UE dal punto di vista degli approvvigionamenti critici, che possono essere varia-mente definiti (dai microchip alle armi). E questo è un tema eminentemente politi-co. Questo richiede che si ponga attenzione ad una politica industriale che in Europa si è sempre fatta, ma a livello nazionale. L’inadeguatezza di questo livello deci-sionale emerge da un’analisi delle crisi attuali e delle sfide che l’Europa deve fronteggiare. La nuova politica industriale deve necessariamente avere luogo (e in parte già ha luogo) a livello europeo, con un problema evidente di governance. Il problema è come evitare le distorsioni spesso riscontrate nel passato, costruendo politiche industriali partecipate, ben finalizzate ed efficienti.

Cosa c’è di nuovo nella “nuova” politica industriale europea?

Carlo Scarpa
2024-01-01

Abstract

Il lavoro cerca di comprendere se e come le politiche industriali possano aiutare lo sviluppo europeo nell’attuale contesto. Un mondo senza problemi può probabil-mente permettersi di fondare le relazioni economiche sul laissez faire, ma questo non è più vero dopo la crisi della logistica del 2020 e quella delle relazioni inter-nazionali, quanto meno dal 2022 in poi. Il tema chiave della politica industriale europea non è solo tanto quello della tran-sizione “verde” o quella digitale – che reclamano attenzioni anche a prescindere dagli eventi sopra richiamati – ma quella di ricercare una certa autonomia della UE dal punto di vista degli approvvigionamenti critici, che possono essere varia-mente definiti (dai microchip alle armi). E questo è un tema eminentemente politi-co. Questo richiede che si ponga attenzione ad una politica industriale che in Europa si è sempre fatta, ma a livello nazionale. L’inadeguatezza di questo livello deci-sionale emerge da un’analisi delle crisi attuali e delle sfide che l’Europa deve fronteggiare. La nuova politica industriale deve necessariamente avere luogo (e in parte già ha luogo) a livello europeo, con un problema evidente di governance. Il problema è come evitare le distorsioni spesso riscontrate nel passato, costruendo politiche industriali partecipate, ben finalizzate ed efficienti.
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