In defining the legal features of the Smart City model, in the absence of clear and unambiguous regulatory coordinates on the matter, the role of public administration in the realisation of these intelligent urban contexts is often questioned. Local authorities, as the “guardians” of the city, acquire a sort of added value, especially in the definition and implementation of sustainable mobility, an essential feature of the smart city. In this regard, the public administration is not called upon to organise an offer of services on the market to remove the obstacles that prevent substantial equality, but to "mediate" between different private initiatives, allowing the drives arising from societỳ to express themselves in the best possible way, with the aim of including, enhancing human capital and promoting economic development and quality of life in the city. The purpose of the research project submitted here, therefore, is to show the unity of the underlying or prodromal design of the Smart City model, first and foremost in terms of the quantity of public power needed so that the smart city can actually 'become administrative action', investigating not only the quantum, but also the quid and quomodo of the public administration's involvement in the realisation of these smart contexts. To this end, among the many perspectives that can potentially be taken on, the choice has been to select - and then analyse - three main 'sectors' to be examined, in concrete terms, in the 'delicate' relationship between smart cities and public power: (i) urban planning, (ii) the planning of services (with particular reference to mobility and related infrastructures) and (iii) the consequent management of data (which derives directly from the implementation of administrative action for the realisation of smart urban contexts).

Nel definire i tratti somatico-giuridici del modello Smart City, in assenza di coordinate normative chiare ed univoche sul punto, spesso ci si interroga sul ruolo della pubblica amministrazione per la realizzazione di tali contesti urbani intelligenti. In particolare, gli enti locali, in quanto “custodi” della città, acquisiscono una sorta di valore aggiunto, soprattutto nella definizione e realizzazione della mobilità sostenibile, carattere essenziale della città intelligente. A tal proposito, la P.A., infatti, non è chiamata ad organizzare un'offerta di prestazioni sul mercato per rimuovere gli ostacoli che impediscono l'eguaglianza sostanziale, bensì a “mediare” tra differenti iniziative private, consentendo alle spinte che nascono dalla società̀ di esprimersi al meglio, con l'obiettivo di includere, di valorizzare il capitale umano e di favorire lo sviluppo economico e la qualità della vita nella città. Scopo dell’elaborato qui proposto, quindi, è quello di far emergere l’unitarietà del disegno sotteso o prodromico al modello Smart City, innanzitutto in termini di “quantità” di potere pubblico necessario affinché la città intelligente possa, effettivamente, “farsi azione amministrativa”, indagando non solo il quantum, ma anche il quid e il quomodo dell’intervento della P.A. nella realizzazione di tali contesti intelligenti. A tal fine, tra le molteplici prospettive potenzialmente assumibili, la scelta è stata quella di selezionare - e quindi analizzare - tre “settori” principali da esaminare, in concreto, nel “delicato” rapporto tra Smart city e potere pubblico: (i) la pianificazione urbanistica, (ii) la pianificazione dei servizi (con particolare riferimento alla mobilità e alle infrastrutture connesse) e (iii) la, conseguente, gestione dei dati (che discende direttamente dall’esplicarsi dell’azione amministrativa per la realizzazione dei contesti urbani smart).

SMART CITY E POTERE PUBBLICO TRA VECCHI E NUOVI DIRITTI / Delle Cave, Gianluigi. - (2023 Feb 20).

SMART CITY E POTERE PUBBLICO TRA VECCHI E NUOVI DIRITTI

Delle Cave, Gianluigi
2023-02-20

Abstract

In defining the legal features of the Smart City model, in the absence of clear and unambiguous regulatory coordinates on the matter, the role of public administration in the realisation of these intelligent urban contexts is often questioned. Local authorities, as the “guardians” of the city, acquire a sort of added value, especially in the definition and implementation of sustainable mobility, an essential feature of the smart city. In this regard, the public administration is not called upon to organise an offer of services on the market to remove the obstacles that prevent substantial equality, but to "mediate" between different private initiatives, allowing the drives arising from societỳ to express themselves in the best possible way, with the aim of including, enhancing human capital and promoting economic development and quality of life in the city. The purpose of the research project submitted here, therefore, is to show the unity of the underlying or prodromal design of the Smart City model, first and foremost in terms of the quantity of public power needed so that the smart city can actually 'become administrative action', investigating not only the quantum, but also the quid and quomodo of the public administration's involvement in the realisation of these smart contexts. To this end, among the many perspectives that can potentially be taken on, the choice has been to select - and then analyse - three main 'sectors' to be examined, in concrete terms, in the 'delicate' relationship between smart cities and public power: (i) urban planning, (ii) the planning of services (with particular reference to mobility and related infrastructures) and (iii) the consequent management of data (which derives directly from the implementation of administrative action for the realisation of smart urban contexts).
20-feb-2023
Nel definire i tratti somatico-giuridici del modello Smart City, in assenza di coordinate normative chiare ed univoche sul punto, spesso ci si interroga sul ruolo della pubblica amministrazione per la realizzazione di tali contesti urbani intelligenti. In particolare, gli enti locali, in quanto “custodi” della città, acquisiscono una sorta di valore aggiunto, soprattutto nella definizione e realizzazione della mobilità sostenibile, carattere essenziale della città intelligente. A tal proposito, la P.A., infatti, non è chiamata ad organizzare un'offerta di prestazioni sul mercato per rimuovere gli ostacoli che impediscono l'eguaglianza sostanziale, bensì a “mediare” tra differenti iniziative private, consentendo alle spinte che nascono dalla società̀ di esprimersi al meglio, con l'obiettivo di includere, di valorizzare il capitale umano e di favorire lo sviluppo economico e la qualità della vita nella città. Scopo dell’elaborato qui proposto, quindi, è quello di far emergere l’unitarietà del disegno sotteso o prodromico al modello Smart City, innanzitutto in termini di “quantità” di potere pubblico necessario affinché la città intelligente possa, effettivamente, “farsi azione amministrativa”, indagando non solo il quantum, ma anche il quid e il quomodo dell’intervento della P.A. nella realizzazione di tali contesti intelligenti. A tal fine, tra le molteplici prospettive potenzialmente assumibili, la scelta è stata quella di selezionare - e quindi analizzare - tre “settori” principali da esaminare, in concreto, nel “delicato” rapporto tra Smart city e potere pubblico: (i) la pianificazione urbanistica, (ii) la pianificazione dei servizi (con particolare riferimento alla mobilità e alle infrastrutture connesse) e (iii) la, conseguente, gestione dei dati (che discende direttamente dall’esplicarsi dell’azione amministrativa per la realizzazione dei contesti urbani smart).
SMART CITY E POTERE PUBBLICO TRA VECCHI E NUOVI DIRITTI / Delle Cave, Gianluigi. - (2023 Feb 20).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11379/570744
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