Salute mentale Perinatale: prevalenza di depressione e ansia e determinanti sociodemografici e socio-economici Durante la gravidanza e il puerperio si possono verificare situazioni di disagio psichico tali da minacciare la salute e il benessere della donna e della coppia (1), che talora si manifestano con sindromi note anche alla psichiatria e con la presenza di fattori ad alto rischio per lo sviluppo del bambino (2). Tra le più conosciute ci sono le varie sindromi d’ansia e depressive, che possono manifestarsi già nel periodo prenatale con una influenza negativa sullo sviluppo fetale (3) e protrarsi o manifestarsi nel post-partum, con disturbi per la madre, per il padre e per il bambino, come risulta dagli studi epidemiologici condotti in nazioni e culture diverse. In letteratura, la prevalenza della depressione prenatale materna risulta essere circa del 17% (4, 5) e la prevalenza della depressione post-partum materna del 17,7% (6). Le sindromi di ansia nel periodo perinatale sono state poco considerate rispetto alla depressione, ma sono altrettanto frequenti (7), con una percentuale dell’ansia prenatale di circa il 22,9% (8). La salute mentale perinatale è un’area complessa di indagine per la coesistenza di molteplici variabili: ostetriche, cliniche, socio-demografiche e socio-economiche. Sempre più evidente risulta essere il dato che i sintomi depressivi e ansiosi possano essere un indicatore di disagio innescato da comorbilità psico-sociali più gravi e complesse (9), come la violenza interpersonale, l’uso di sostanze, la storia di esperienze infantili avverse, gli eventi di vita stressanti, la mancanza di supporto pratico o emotivo, lo scarso sostegno del partner, l’inadeguata relazione coniugale (10-15). In Italia, dal 2003, un gruppo di ricercatori dell’attuale Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità ha promosso studi e ricerche sulla salute mentale della donna, del bambino, del partner e dei familiari nel periodo del post-partum. Gli studi più recenti relativi al periodo perinatale sono quelli sviluppati in Accordo di collaborazione scientifica tra l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università degli Studi di Brescia sul Progetto dell’Osservatorio di Psicologia Clinica Perinatale (16) del Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali allo scopo di valutare la prevalenza della depressione e dell’ansia prenatale e postnatale in un ampio campione di donne (quasi 1.500) in Italia e di analizzare la loro associazione con diversi fattori, tra cui quelli socio-demografici e socio-economici (17). Nel 2017 e nel 2018 undici unità operative dell’Osservatorio di Psicologia Clinica Perinatale (Università degli Studi di Brescia) dislocate presso servizi sanitari in diverse regioni italiane hanno raccolto i dati dello screening effettuato per depressione e ansia perinatale. Questi dati sono stati elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità. I risultati mostrano una prevalenza della depressione perinatale del 6,4% durante la gravidanza, dato che risulta essere inferiore al tasso medio in letteratura, e del 19,9% nei primi 9 mesi del post-partum, prevalenza che risulta essere superiore al tasso medio in letteratura (18). Analisi con modelli di regressione logistica con variabili socio-economiche mettono in evidenza che un rischio più elevato di depressione sia nel pre-parto che nel post-parto è associato a problemi economici. L’assenza di problemi economici è risultata associata ad una riduzione di circa 5 volte il rischio di depressione nel periodo prenatale e di circa 6 volte nel periodo postnatale (19). La prevalenza dell’ansia è del 24,3% tra le donne in gravidanza con un rischio significativamente più alto di ansia nelle donne in gravidanza con basso livello di istruzione (p <0,01), che sono senza lavoro (p <0,01) e che hanno problemi economici (p <0,01), che non hanno pianificato la gravidanza (p <0,01), hanno avuto un aborto precedente all’attuale gravidanza (p <0,05) e hanno altri figli (p <0,05) (19). La prevalenza sia dell’ansia che della depressione perinatale è associata a svantaggi socio-economici e particolarmente rilevante risulta essere la valutazione precoce dello stato socio-economico delle donne in gravidanza e delle loro famiglie al fine di identificare situazioni di svantaggio per intraprendere interventi mirati a ridurre non solo l’ansia e la depressione e i relativi effetti negativi sullo sviluppo del bambino, ma anche i costi diretti e indiretti per la Sanità Pubblica.

Salute mentale Perinatale: prevalenza di depressione e ansia e determinanti sociodemografici e socio-economici”. Rapporto Osservasalute 2020. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane.

Nella Tralli
Membro del Collaboration Group
;
Alice Trainini
Data Curation
;
Loredana Cena
Writing – Review & Editing
2020-01-01

Abstract

Salute mentale Perinatale: prevalenza di depressione e ansia e determinanti sociodemografici e socio-economici Durante la gravidanza e il puerperio si possono verificare situazioni di disagio psichico tali da minacciare la salute e il benessere della donna e della coppia (1), che talora si manifestano con sindromi note anche alla psichiatria e con la presenza di fattori ad alto rischio per lo sviluppo del bambino (2). Tra le più conosciute ci sono le varie sindromi d’ansia e depressive, che possono manifestarsi già nel periodo prenatale con una influenza negativa sullo sviluppo fetale (3) e protrarsi o manifestarsi nel post-partum, con disturbi per la madre, per il padre e per il bambino, come risulta dagli studi epidemiologici condotti in nazioni e culture diverse. In letteratura, la prevalenza della depressione prenatale materna risulta essere circa del 17% (4, 5) e la prevalenza della depressione post-partum materna del 17,7% (6). Le sindromi di ansia nel periodo perinatale sono state poco considerate rispetto alla depressione, ma sono altrettanto frequenti (7), con una percentuale dell’ansia prenatale di circa il 22,9% (8). La salute mentale perinatale è un’area complessa di indagine per la coesistenza di molteplici variabili: ostetriche, cliniche, socio-demografiche e socio-economiche. Sempre più evidente risulta essere il dato che i sintomi depressivi e ansiosi possano essere un indicatore di disagio innescato da comorbilità psico-sociali più gravi e complesse (9), come la violenza interpersonale, l’uso di sostanze, la storia di esperienze infantili avverse, gli eventi di vita stressanti, la mancanza di supporto pratico o emotivo, lo scarso sostegno del partner, l’inadeguata relazione coniugale (10-15). In Italia, dal 2003, un gruppo di ricercatori dell’attuale Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità ha promosso studi e ricerche sulla salute mentale della donna, del bambino, del partner e dei familiari nel periodo del post-partum. Gli studi più recenti relativi al periodo perinatale sono quelli sviluppati in Accordo di collaborazione scientifica tra l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università degli Studi di Brescia sul Progetto dell’Osservatorio di Psicologia Clinica Perinatale (16) del Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali allo scopo di valutare la prevalenza della depressione e dell’ansia prenatale e postnatale in un ampio campione di donne (quasi 1.500) in Italia e di analizzare la loro associazione con diversi fattori, tra cui quelli socio-demografici e socio-economici (17). Nel 2017 e nel 2018 undici unità operative dell’Osservatorio di Psicologia Clinica Perinatale (Università degli Studi di Brescia) dislocate presso servizi sanitari in diverse regioni italiane hanno raccolto i dati dello screening effettuato per depressione e ansia perinatale. Questi dati sono stati elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità. I risultati mostrano una prevalenza della depressione perinatale del 6,4% durante la gravidanza, dato che risulta essere inferiore al tasso medio in letteratura, e del 19,9% nei primi 9 mesi del post-partum, prevalenza che risulta essere superiore al tasso medio in letteratura (18). Analisi con modelli di regressione logistica con variabili socio-economiche mettono in evidenza che un rischio più elevato di depressione sia nel pre-parto che nel post-parto è associato a problemi economici. L’assenza di problemi economici è risultata associata ad una riduzione di circa 5 volte il rischio di depressione nel periodo prenatale e di circa 6 volte nel periodo postnatale (19). La prevalenza dell’ansia è del 24,3% tra le donne in gravidanza con un rischio significativamente più alto di ansia nelle donne in gravidanza con basso livello di istruzione (p <0,01), che sono senza lavoro (p <0,01) e che hanno problemi economici (p <0,01), che non hanno pianificato la gravidanza (p <0,01), hanno avuto un aborto precedente all’attuale gravidanza (p <0,05) e hanno altri figli (p <0,05) (19). La prevalenza sia dell’ansia che della depressione perinatale è associata a svantaggi socio-economici e particolarmente rilevante risulta essere la valutazione precoce dello stato socio-economico delle donne in gravidanza e delle loro famiglie al fine di identificare situazioni di svantaggio per intraprendere interventi mirati a ridurre non solo l’ansia e la depressione e i relativi effetti negativi sullo sviluppo del bambino, ma anche i costi diretti e indiretti per la Sanità Pubblica.
2020
978-88-988-7083-7
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