Il costituzionalismo occidentale è giunto a garantire la piena affermazione del diritto al lavoro, nella duplice veste di diritto di libertà e di diritto sociale, soltanto al termine di un cammino tortuoso, culminato nell’avvento della forma di stato democratico-sociale e nell’adesione all’idea keynesiana (o postkeynesiana) di un’economia di mercato razionalmente governata nell’interesse generale. Iscrivendosi a pieno titolo nel solco di questa tradizione, la Costituzione italiana ha posto il lavoro a fondamento della democrazia repubblicana, facendone una chiave di lettura indispensabile per l’interpretazione sistematica dell’insieme dei principi fondamentali e del valore dignitario che vi è sotteso. Il processo di attuazione di questo tratto essenziale della nuova forma di stato si è rivelato sin dal principio parziale e lacunoso, per responsabilità ascrivibili non soltanto agli organi costituzionali dell’indirizzo politico ma anche alla Corte costituzionale, che ha lasciato al legislatore un amplissimo margine di discrezionalità nell’opera di bilanciamento del diritto al lavoro con gli altri beni protetti dalla Carta. In tempi recenti, l’affermazione su scala globale di un modello neoliberale di governo dell’economia e la tendenza delle politiche sovranazionali europee a privilegiare gli strumenti della libera concorrenza e della privatizzazione rispetto all’esigenza di una regolamentazione pubblica dell’economia orientata a fini sociali hanno finito per imporre una visione mercatistica del lavoro che sta progressivamente erodendo le già parziali conquiste dello stato democratico sociale.

Diritto al lavoro e dignità sociale

Adriana Apostoli
2023-01-01

Abstract

Il costituzionalismo occidentale è giunto a garantire la piena affermazione del diritto al lavoro, nella duplice veste di diritto di libertà e di diritto sociale, soltanto al termine di un cammino tortuoso, culminato nell’avvento della forma di stato democratico-sociale e nell’adesione all’idea keynesiana (o postkeynesiana) di un’economia di mercato razionalmente governata nell’interesse generale. Iscrivendosi a pieno titolo nel solco di questa tradizione, la Costituzione italiana ha posto il lavoro a fondamento della democrazia repubblicana, facendone una chiave di lettura indispensabile per l’interpretazione sistematica dell’insieme dei principi fondamentali e del valore dignitario che vi è sotteso. Il processo di attuazione di questo tratto essenziale della nuova forma di stato si è rivelato sin dal principio parziale e lacunoso, per responsabilità ascrivibili non soltanto agli organi costituzionali dell’indirizzo politico ma anche alla Corte costituzionale, che ha lasciato al legislatore un amplissimo margine di discrezionalità nell’opera di bilanciamento del diritto al lavoro con gli altri beni protetti dalla Carta. In tempi recenti, l’affermazione su scala globale di un modello neoliberale di governo dell’economia e la tendenza delle politiche sovranazionali europee a privilegiare gli strumenti della libera concorrenza e della privatizzazione rispetto all’esigenza di una regolamentazione pubblica dell’economia orientata a fini sociali hanno finito per imporre una visione mercatistica del lavoro che sta progressivamente erodendo le già parziali conquiste dello stato democratico sociale.
2023
Altra università italiana
La dignità "del" e "nel" lavoro
Gaetano Zilio Grandi
SH1_10 Human resource management, labour economics
Esperti anonimi
Italiano
Nazionale
STAMPA
59
75
17
9788892124684
G. Giappichelli Editore
Torino
ITALIA
diritto al lavoro, dovere di lavorare, diritto di libertà, diritto sociale, dignità
Altra università italiana
no
Goal 8: Decent work and economic growth
Goal 10: Reduced inequalities
2 Contributo in Volume::2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
1
268
none
Apostoli, Adriana
info:eu-repo/semantics/bookPart
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