Il volume analizza il travagliato confronto tra i principali attori del sistema politico italiano nel biennio che va dalle elezioni nazionali del febbraio 2013 all’insediamento al Quirinale di Sergio Mattarella, nel febbraio del 2015. Le trattative tra i partiti sono state interpretate utilizzando un approccio non politologico ma prettamente organizzativo: quello della negotiation theory e, più in generale, della teoria dell’azione organizzata di M. Crozier ed E. Friedberg. In una negoziazione le parti confliggono non tanto sulle modalità con cui ripartire i vantaggi derivanti dal reciproco scambio di beni o prestazioni, come sottolineato dai modelli contrattuali di natura economica, ma sul contenuto delle regole che presiedono alla loro cooperazione. In virtù della loro condizione di interdipendenza stabile, infatti, gli attori negoziali -attraverso azioni strategiche e argomentative- sono interessati a (ri)definire le regole di reciprocità che governano le loro relazioni. In tale prospettiva, gli attori sono impegnati: da una parte, ad incrementare il proprio potere negoziale attivando aree di incertezza per l’interlocutore, cioè minacciando di sospendere prestazioni previste da precedenti accordi (azioni strategiche), senza peraltro rimettere in discussione le regole fondamentali che governano la loro relazione di lungo periodo; dall’altra, a condizionare le scelte dell’interlocutore appellandosi, per la soluzione del conflitto, a quei principi generali condivisi che il partner non può sconfessare, pena la cessazione stessa del rapporto (azione argomentativa), senza nel contempo introdurre eccessivi vincoli per la propria azione. La possibilità di giungere a uno stabile e soddisfacente accordo dipende dalla capacità delle parti di gestire questi delicati trade-off.

Negoziati politici. I partiti italiani tra strategia e argomentazione

Lino Codara
2017-01-01

Abstract

Il volume analizza il travagliato confronto tra i principali attori del sistema politico italiano nel biennio che va dalle elezioni nazionali del febbraio 2013 all’insediamento al Quirinale di Sergio Mattarella, nel febbraio del 2015. Le trattative tra i partiti sono state interpretate utilizzando un approccio non politologico ma prettamente organizzativo: quello della negotiation theory e, più in generale, della teoria dell’azione organizzata di M. Crozier ed E. Friedberg. In una negoziazione le parti confliggono non tanto sulle modalità con cui ripartire i vantaggi derivanti dal reciproco scambio di beni o prestazioni, come sottolineato dai modelli contrattuali di natura economica, ma sul contenuto delle regole che presiedono alla loro cooperazione. In virtù della loro condizione di interdipendenza stabile, infatti, gli attori negoziali -attraverso azioni strategiche e argomentative- sono interessati a (ri)definire le regole di reciprocità che governano le loro relazioni. In tale prospettiva, gli attori sono impegnati: da una parte, ad incrementare il proprio potere negoziale attivando aree di incertezza per l’interlocutore, cioè minacciando di sospendere prestazioni previste da precedenti accordi (azioni strategiche), senza peraltro rimettere in discussione le regole fondamentali che governano la loro relazione di lungo periodo; dall’altra, a condizionare le scelte dell’interlocutore appellandosi, per la soluzione del conflitto, a quei principi generali condivisi che il partner non può sconfessare, pena la cessazione stessa del rapporto (azione argomentativa), senza nel contempo introdurre eccessivi vincoli per la propria azione. La possibilità di giungere a uno stabile e soddisfacente accordo dipende dalla capacità delle parti di gestire questi delicati trade-off.
2017
978-88-917-2781-7
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