L’architettura non ha i tempi dell’emergenza. Si muove con fatica, serrata com'è tra esigenze contingenti, ambizioni formali, leggi fisiche. Talora si annuncia e tradisce le aspettative, avendo attraversato non senza conseguenze il mare della costruzione. A volte però si materializza dimentica delle incrostazioni che l’hanno via via appesantita ed è probabile che lo stupore kahniano (la polvere si posa…) costituisca un’ammissione dell’imponderabilità che il passaggio dal disegno alla cosa vera comporta. Per quanto il progetto sia frutto di lento studio, di compromessi. Questa attesa, a volte compiaciuta, nell'emergenza non è possibile. Definire un progetto in condizioni limite può forzare così verso la deriva tipologica.

Cubo4

ANGI, Barbara;BOTTI, Massimiliano
2011

Abstract

L’architettura non ha i tempi dell’emergenza. Si muove con fatica, serrata com'è tra esigenze contingenti, ambizioni formali, leggi fisiche. Talora si annuncia e tradisce le aspettative, avendo attraversato non senza conseguenze il mare della costruzione. A volte però si materializza dimentica delle incrostazioni che l’hanno via via appesantita ed è probabile che lo stupore kahniano (la polvere si posa…) costituisca un’ammissione dell’imponderabilità che il passaggio dal disegno alla cosa vera comporta. Per quanto il progetto sia frutto di lento studio, di compromessi. Questa attesa, a volte compiaciuta, nell'emergenza non è possibile. Definire un progetto in condizioni limite può forzare così verso la deriva tipologica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11379/488877
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