Il saggio affronta il tema del rapporto tra disponibilità e adempimento della prestazione, cercando di porre in luce quale sia il contenuto della prestazione promessa dal lavoratore nel caso in cui il contratto di lavoro preveda periodi durante i quali il lavoratore non svolge effettivamente la prestazione lavorativa, ma rimane a disposizione del datore di lavoro nell’attesa di essere chiamato per l’esecuzione della stessa. Si tratta delle ipotesi del lavoro intermittente e del contratto di somministrazione a tempo indeterminato, ma anche del contratto di lavoro a tempo parziale con clausole flessibili e/o elastiche. Il saggio affronta inoltre la questione della qualificazione del periodo di tempo intercorrente tra una prestazione e l’altra nelle tipologie di lavoro ad orario ridotto (come il part-time verticale e lo stesso contratto di lavoro intermittente), a prescindere dalla posizione di obbligo o meno del lavoratore di mantenersi a disposizione del datore di lavoro. Secondo l’A., i periodi di disponibilità e di reperibilità del lavoratore sono tempi soggetti al potere creditorio, sia pure in misura diversa, e come tali devono essere considerati ai fini del calcolo della retribuzione e delle competenze indirette e differite, oltre che ai fini della determinazione dell’orario massimo di lavoro.

Disponibilità, attesa e contratti di lavoro

ALESSI, Cristina
2011-01-01

Abstract

Il saggio affronta il tema del rapporto tra disponibilità e adempimento della prestazione, cercando di porre in luce quale sia il contenuto della prestazione promessa dal lavoratore nel caso in cui il contratto di lavoro preveda periodi durante i quali il lavoratore non svolge effettivamente la prestazione lavorativa, ma rimane a disposizione del datore di lavoro nell’attesa di essere chiamato per l’esecuzione della stessa. Si tratta delle ipotesi del lavoro intermittente e del contratto di somministrazione a tempo indeterminato, ma anche del contratto di lavoro a tempo parziale con clausole flessibili e/o elastiche. Il saggio affronta inoltre la questione della qualificazione del periodo di tempo intercorrente tra una prestazione e l’altra nelle tipologie di lavoro ad orario ridotto (come il part-time verticale e lo stesso contratto di lavoro intermittente), a prescindere dalla posizione di obbligo o meno del lavoratore di mantenersi a disposizione del datore di lavoro. Secondo l’A., i periodi di disponibilità e di reperibilità del lavoratore sono tempi soggetti al potere creditorio, sia pure in misura diversa, e come tali devono essere considerati ai fini del calcolo della retribuzione e delle competenze indirette e differite, oltre che ai fini della determinazione dell’orario massimo di lavoro.
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