Le ricerche internazionali convergono nel considerare la nascita prematura come un evento che comporta particolari complessità con necessità di immediate e tempestive cure mediche specialistiche, altamente intensive e sofisticate, a cui biologia, medicina e ingegneria attuali stanno provvedendo. I progressi nelle cure perinatali e neonatali hanno significativamente aumentato la sopravvivenza dei nati pretermine (Ananth et al. 2005; Wheller, Baker, Griffiths 2006). Il progresso tecnologico e scientifico nell’ambito delle cure intensive neonatali ha consentito una sensibile riduzione del tasso di mortalità neonatale, che ha favorito la sopravvivenza di neonati sempre più piccoli: tuttavia con patologie sempre più complesse. In letteratura viene studiata soprattutto la qualità della vita nei pretermine sopravvissuti, nei periodi che vanno dalla nascita all’adolescenza: i bambini pretermine non hanno solo una maggiore probabilità di morte dei bambini nati a termine, ma c’è una maggiore varietà di problemi di salute e di sviluppo rispetto ai nati a termine. E una più oscura varietà di più futuri problemi psichici. Negli ultimi vent’anni le indagini scientifiche si sono pertanto orientate a individuare i fattori multipli e sovrapposti che devono essere analizzati per cercare di chiarificare i fattori di rischio e di protezione, in modo che si possa migliorare la qualità della vita in questi bambini più vulnerabili (Muller-Nix, Ansermet 2009). I ricercatori concordano che è fondamentale applicare un approccio multifattoriale alle ricerche: le cause della prematurità includono comportamenti individuali del feto , condizioni mediche della madre e del feto, fattori psicosociali, esposizioni ambientali, traumi, tumori, fattori ormonali, trattamenti dell’infertilità nella madre, altri fattori biologici e genetici: al di sopra di tutti occorre considerare i fattori psichici che dal cervello emotivo dei singoli genitori e nella relazionalità di coppia modulano tutto l’equilibrio psicosomatico della donna . Molti di questi fattori sembrano potenziarsi nei casi in cui i genitori si trovino in situazioni socio-economiche svantaggiate, o siano membri di gruppi etnici minoritari (Behrman, Stith Butler 2006). È pertanto necessario un approccio multidisciplinare che consenta di poter focalizzare da un punto di vista olistico e sempre con maggiore specificità fattori di rischio e fattori di protezione, onde poter predisporre interventi abilitanti e di sostegno allo sviluppo del bambino, adeguati dal punto di vista non solo medico ma anche psicologico. La nascita pretermine è evento altamente stressante per i genitori e la famiglia (Caplan, Mason, Kaplan 2000), con conseguenze emotive a lungo termine: lo stato emotivo dei genitori dipende naturalmente dal loro assetto emozionale personale e di coppia nonché dalla condizione clinica in cui si viene a trovare il loro bimbo. L’impatto con la realtà inaspettata di un reparto di patologia intensiva neonatale, l’incontro con un bimbo diverso da come se lo erano immaginato, fragile, monitorato, intubato, può essere sconvolgente: ai genitori può sembrare di vivere come in un incubo, con sensazioni di irrealtà, rabbia e sgomento D’altra parte il livello di stress del bambino sottoposto a cure intensive e spesso invasive alimenta l’esperienza psichica traumatica soggettiva del genitore, costituendo una serie di variabili critiche influenti sulle competenze dei genitori stessi e di qui sullo sviluppo del bambino stesso. L’esperienza di precoce stress nel nato pretermine può inoltre portare già di per sé a una sua persistente vulnerabilità emotiva, che si può manifestare anche tardivamente nello sviluppo. Pertanto è importante riconoscere quanto prima i segnali di stress, così come le possibilità di protezione. Le neuroscienze hanno confermato come ogni sensorialità sia veicolo della maturazione neurologica (Schore 1994, 2003). Gli studi di Psicologia Clinica Perinatale e in particolare le ricerche sperimentali sull’attaccamento hanno dimostrato come la maturazione cerebrale, che fino a poco tempo fa si riteneva dovuta al codice genetico, dipende invece dall’apprendimento dei messaggi veicolati dalle cure materne (Imbasciati, Cena 2010) che costruiscono le reti neurali del feto e del neonato. Il contatto diretto col bimbo è pertanto essenziale per garantirgli un’ottimalità di quei silenti apprendimenti elementari che fanno maturare la predisposizione funzionale del suo cervello. Tutto ciò nel pretermine può avvenire solo in piccola parte. Le attuali ricerche internazionali (Muller-Nix, Ansermet 2009) stanno evidenziando problematiche nuove nei pretermine, relative allo sviluppo psichico, sociale e relazionale. La prematurità ha perso progressivamente la sua connotazione di centralità nella genesi di disturbi somatici infantili ed è stata contestualizzata in una visione più globale e a lungo termine dello sviluppo: fattori relativi all’ambiente socio-affettivo e in particolare alle cure materne, hanno una notevole incidenza sulla vulnerabilità psichica e psicosomatica del bimbo incidendo sullo sviluppo fisico e sulla salute anche futura e soprattutto psichica del pretermine molto di più di quanto avvenga per i nati a termine. Gli attuali studi psicologici convergono infatti nel focalizzare l’attenzione su aspetti delle prime interazioni emotivo- affettive dei genitori con il bimbo pretermine (Ansermet et al. 2007; Baldoni et al. 2007; Muller-Nix, Ansermet 2009; Imbasciati et al. 2009): la relazione primaria, con tutti i suoi veicoli di comunicazione non verbale, influenza la strutturazione neurale e condiziona lo sviluppo psicofisico del bimbo. Le stesse cure mediche specialistiche, per le diverse patologie, potranno avere un esito più o meno positivo a seconda della qualità delle interazioni: queste possono essere favorenti e facilitanti o addirittura ostacolanti le cure stesse, a seconda della modalità con cui ci si «prende cura» del pretermine e della qualità degli aspetti affettivo emotivi della relazione primaria che vi intervengono. La qualità dello stato emotivo-affettivo dei genitori è qui d’altra parte variabile non secondaria, di specifica competenza dello psicologo clinico. Se la nascita pretermine è indicata come un fattore di rischio per uno sviluppo adeguato, per contro in questo quadro un’interazione quanto più efficace e positiva, nelle relazioni madre-bambinopadre e pretermine-caregiver, assume valenze altamente protettive per i rischi dello sviluppo (Coppola, Cassibba 2004). In ambito sanitario specialistico, per tutte le complicanze non solo di sopravvivenza, ma soprattutto di crescita e di sviluppo neuro comportamentale, devono dunque essere fornite non solo le competenze nelle cure mediche, del neonatologo, del neuropsichiatra infantile, ma anche competenze di altri specialisti, tra i quali lo psicologo clinico, nonché di tutto il personale infermieristico e sanitario. Adeguati interventi, individualizzati, di Psicologia Clinica Perinatale ai genitori – durante l’ospedalizzazione neonatale e la transizione a casa come prevenzione, sostegno o terapia (Dudek-Schriber 2004; Muller-Nix, Ansermet 2009) – aumentano i fattori di protezione alla vulnerabilità neonatale. Gli studi internazionali suggeriscono dunque di incrementare, insieme ad altri servizi del sociale, la cura del parenting primario. I fattori protettivi a supporto della relazione genitore-bambino comportano un sostegno cognitivo da dare ai genitori, attraverso informazioni utili alle esigenze di accudimento del piccolo, e soprattutto un supporto emotivo-affettivo-relazionale che solo un’adeguata sinergia del personale medico-infermieristico con gli psicologi e gli psicoterapeuti, nonché i parenti, gli amici e altri genitori, può dare ai genitori (Caplan, Mason, Kaplan 2000).

Difficoltà perinatali: la nascita pretermine

CENA, Loredana
2011-01-01

Abstract

Le ricerche internazionali convergono nel considerare la nascita prematura come un evento che comporta particolari complessità con necessità di immediate e tempestive cure mediche specialistiche, altamente intensive e sofisticate, a cui biologia, medicina e ingegneria attuali stanno provvedendo. I progressi nelle cure perinatali e neonatali hanno significativamente aumentato la sopravvivenza dei nati pretermine (Ananth et al. 2005; Wheller, Baker, Griffiths 2006). Il progresso tecnologico e scientifico nell’ambito delle cure intensive neonatali ha consentito una sensibile riduzione del tasso di mortalità neonatale, che ha favorito la sopravvivenza di neonati sempre più piccoli: tuttavia con patologie sempre più complesse. In letteratura viene studiata soprattutto la qualità della vita nei pretermine sopravvissuti, nei periodi che vanno dalla nascita all’adolescenza: i bambini pretermine non hanno solo una maggiore probabilità di morte dei bambini nati a termine, ma c’è una maggiore varietà di problemi di salute e di sviluppo rispetto ai nati a termine. E una più oscura varietà di più futuri problemi psichici. Negli ultimi vent’anni le indagini scientifiche si sono pertanto orientate a individuare i fattori multipli e sovrapposti che devono essere analizzati per cercare di chiarificare i fattori di rischio e di protezione, in modo che si possa migliorare la qualità della vita in questi bambini più vulnerabili (Muller-Nix, Ansermet 2009). I ricercatori concordano che è fondamentale applicare un approccio multifattoriale alle ricerche: le cause della prematurità includono comportamenti individuali del feto , condizioni mediche della madre e del feto, fattori psicosociali, esposizioni ambientali, traumi, tumori, fattori ormonali, trattamenti dell’infertilità nella madre, altri fattori biologici e genetici: al di sopra di tutti occorre considerare i fattori psichici che dal cervello emotivo dei singoli genitori e nella relazionalità di coppia modulano tutto l’equilibrio psicosomatico della donna . Molti di questi fattori sembrano potenziarsi nei casi in cui i genitori si trovino in situazioni socio-economiche svantaggiate, o siano membri di gruppi etnici minoritari (Behrman, Stith Butler 2006). È pertanto necessario un approccio multidisciplinare che consenta di poter focalizzare da un punto di vista olistico e sempre con maggiore specificità fattori di rischio e fattori di protezione, onde poter predisporre interventi abilitanti e di sostegno allo sviluppo del bambino, adeguati dal punto di vista non solo medico ma anche psicologico. La nascita pretermine è evento altamente stressante per i genitori e la famiglia (Caplan, Mason, Kaplan 2000), con conseguenze emotive a lungo termine: lo stato emotivo dei genitori dipende naturalmente dal loro assetto emozionale personale e di coppia nonché dalla condizione clinica in cui si viene a trovare il loro bimbo. L’impatto con la realtà inaspettata di un reparto di patologia intensiva neonatale, l’incontro con un bimbo diverso da come se lo erano immaginato, fragile, monitorato, intubato, può essere sconvolgente: ai genitori può sembrare di vivere come in un incubo, con sensazioni di irrealtà, rabbia e sgomento D’altra parte il livello di stress del bambino sottoposto a cure intensive e spesso invasive alimenta l’esperienza psichica traumatica soggettiva del genitore, costituendo una serie di variabili critiche influenti sulle competenze dei genitori stessi e di qui sullo sviluppo del bambino stesso. L’esperienza di precoce stress nel nato pretermine può inoltre portare già di per sé a una sua persistente vulnerabilità emotiva, che si può manifestare anche tardivamente nello sviluppo. Pertanto è importante riconoscere quanto prima i segnali di stress, così come le possibilità di protezione. Le neuroscienze hanno confermato come ogni sensorialità sia veicolo della maturazione neurologica (Schore 1994, 2003). Gli studi di Psicologia Clinica Perinatale e in particolare le ricerche sperimentali sull’attaccamento hanno dimostrato come la maturazione cerebrale, che fino a poco tempo fa si riteneva dovuta al codice genetico, dipende invece dall’apprendimento dei messaggi veicolati dalle cure materne (Imbasciati, Cena 2010) che costruiscono le reti neurali del feto e del neonato. Il contatto diretto col bimbo è pertanto essenziale per garantirgli un’ottimalità di quei silenti apprendimenti elementari che fanno maturare la predisposizione funzionale del suo cervello. Tutto ciò nel pretermine può avvenire solo in piccola parte. Le attuali ricerche internazionali (Muller-Nix, Ansermet 2009) stanno evidenziando problematiche nuove nei pretermine, relative allo sviluppo psichico, sociale e relazionale. La prematurità ha perso progressivamente la sua connotazione di centralità nella genesi di disturbi somatici infantili ed è stata contestualizzata in una visione più globale e a lungo termine dello sviluppo: fattori relativi all’ambiente socio-affettivo e in particolare alle cure materne, hanno una notevole incidenza sulla vulnerabilità psichica e psicosomatica del bimbo incidendo sullo sviluppo fisico e sulla salute anche futura e soprattutto psichica del pretermine molto di più di quanto avvenga per i nati a termine. Gli attuali studi psicologici convergono infatti nel focalizzare l’attenzione su aspetti delle prime interazioni emotivo- affettive dei genitori con il bimbo pretermine (Ansermet et al. 2007; Baldoni et al. 2007; Muller-Nix, Ansermet 2009; Imbasciati et al. 2009): la relazione primaria, con tutti i suoi veicoli di comunicazione non verbale, influenza la strutturazione neurale e condiziona lo sviluppo psicofisico del bimbo. Le stesse cure mediche specialistiche, per le diverse patologie, potranno avere un esito più o meno positivo a seconda della qualità delle interazioni: queste possono essere favorenti e facilitanti o addirittura ostacolanti le cure stesse, a seconda della modalità con cui ci si «prende cura» del pretermine e della qualità degli aspetti affettivo emotivi della relazione primaria che vi intervengono. La qualità dello stato emotivo-affettivo dei genitori è qui d’altra parte variabile non secondaria, di specifica competenza dello psicologo clinico. Se la nascita pretermine è indicata come un fattore di rischio per uno sviluppo adeguato, per contro in questo quadro un’interazione quanto più efficace e positiva, nelle relazioni madre-bambinopadre e pretermine-caregiver, assume valenze altamente protettive per i rischi dello sviluppo (Coppola, Cassibba 2004). In ambito sanitario specialistico, per tutte le complicanze non solo di sopravvivenza, ma soprattutto di crescita e di sviluppo neuro comportamentale, devono dunque essere fornite non solo le competenze nelle cure mediche, del neonatologo, del neuropsichiatra infantile, ma anche competenze di altri specialisti, tra i quali lo psicologo clinico, nonché di tutto il personale infermieristico e sanitario. Adeguati interventi, individualizzati, di Psicologia Clinica Perinatale ai genitori – durante l’ospedalizzazione neonatale e la transizione a casa come prevenzione, sostegno o terapia (Dudek-Schriber 2004; Muller-Nix, Ansermet 2009) – aumentano i fattori di protezione alla vulnerabilità neonatale. Gli studi internazionali suggeriscono dunque di incrementare, insieme ad altri servizi del sociale, la cura del parenting primario. I fattori protettivi a supporto della relazione genitore-bambino comportano un sostegno cognitivo da dare ai genitori, attraverso informazioni utili alle esigenze di accudimento del piccolo, e soprattutto un supporto emotivo-affettivo-relazionale che solo un’adeguata sinergia del personale medico-infermieristico con gli psicologi e gli psicoterapeuti, nonché i parenti, gli amici e altri genitori, può dare ai genitori (Caplan, Mason, Kaplan 2000).
2011
9788897412144
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11379/453182
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact