Nonostante la sua fortuna nella lettura, connotazione, interpretazione e valutazione di molte dinamiche sociali, quando non addirittura il rilievo del suo ruolo nell’ingenerarle o condizionarle, quella fra “noi” e “gli altri” è una contrapposizione tanto problematica sotto il profilo empirico-descrittivo e teorico-esplicativo quanto insidiosa sotto il profilo assiologico-normativo. Sia il carattere problematico sia il carattere insidioso della contrapposizione trovano entrambi un’esemplificazione paradigmatica quando “gli altri” sta ad indicare coloro che, migranti, appartengono a una cultura differente da quella dei cittadini del paese in cui vivono e a lavorano e “noi”, invece, i cittadini delle democrazie costituzionali dei paesi che, negli ultimi venticinque anni sono (stati) la principale meta dei flussi migratori. Se preso sul serio, infatti, il costituzionalismo che informa le democrazie e l’ordinamento giuridico di questi paesi non giustifica né dovrebbe ammettere la liceità e la legittimità di una linea di demarcazione e discriminazione fra coloro che si riconosce (“noi”, i cittadini) e coloro che invece si contesta (“gli altri”, gli stranieri migranti) possano essere titolari dei diritti enunciati nelle carte costituzionali del diritto interno e in una pluralità di patti e convenzioni regionali e internazionali. Questa, in estrema sintesi, la tesi che intendo argomentare in questo intervento (§ 4). Preliminarmente, però, nelle pagine che seguono propongo una ricognizione di alcuni argomenti che, in generale, giustificano l’affermazione del carattere non solo problematico ma anche e forse soprattutto insidioso della contrapposizione fra “noi” e “gli altri” (§ 2), e, in particolare, di alcuni argomenti che giustificano questa affermazione quando la contrapposizione, oggi, è utilizzata nelle società multiculturali delle democrazie costituzionali per (ri)mettere in discussione l’universalismo dei diritti fondamentali e per (ri)definire l’insieme dei soggetti che (non) possono esserne considerati titolari (§ 3).

Noi, gli altri e la tutela dei diritti nelle società multiculturali

MAZZARESE, Tecla Lucia Pia
2013-01-01

Abstract

Nonostante la sua fortuna nella lettura, connotazione, interpretazione e valutazione di molte dinamiche sociali, quando non addirittura il rilievo del suo ruolo nell’ingenerarle o condizionarle, quella fra “noi” e “gli altri” è una contrapposizione tanto problematica sotto il profilo empirico-descrittivo e teorico-esplicativo quanto insidiosa sotto il profilo assiologico-normativo. Sia il carattere problematico sia il carattere insidioso della contrapposizione trovano entrambi un’esemplificazione paradigmatica quando “gli altri” sta ad indicare coloro che, migranti, appartengono a una cultura differente da quella dei cittadini del paese in cui vivono e a lavorano e “noi”, invece, i cittadini delle democrazie costituzionali dei paesi che, negli ultimi venticinque anni sono (stati) la principale meta dei flussi migratori. Se preso sul serio, infatti, il costituzionalismo che informa le democrazie e l’ordinamento giuridico di questi paesi non giustifica né dovrebbe ammettere la liceità e la legittimità di una linea di demarcazione e discriminazione fra coloro che si riconosce (“noi”, i cittadini) e coloro che invece si contesta (“gli altri”, gli stranieri migranti) possano essere titolari dei diritti enunciati nelle carte costituzionali del diritto interno e in una pluralità di patti e convenzioni regionali e internazionali. Questa, in estrema sintesi, la tesi che intendo argomentare in questo intervento (§ 4). Preliminarmente, però, nelle pagine che seguono propongo una ricognizione di alcuni argomenti che, in generale, giustificano l’affermazione del carattere non solo problematico ma anche e forse soprattutto insidioso della contrapposizione fra “noi” e “gli altri” (§ 2), e, in particolare, di alcuni argomenti che giustificano questa affermazione quando la contrapposizione, oggi, è utilizzata nelle società multiculturali delle democrazie costituzionali per (ri)mettere in discussione l’universalismo dei diritti fondamentali e per (ri)definire l’insieme dei soggetti che (non) possono esserne considerati titolari (§ 3).
2013
9788834891537
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