In queste ultime decadi si sono sviluppate e moltiplicate le ricerche delle scienze psicologiche e neurologiche sullo sviluppo infantile, psichico, psicosomatico e di qui anche fisico, condotte inizialmente dal vertice psicoanalitico e successivamente da quello psicologico-clinico e poi clinico-sperimentale; ed infine dal vertice delle neuroscienze. Tali ricerche, avvalendosi di sempre nuovi set sperimentali, nonché di nuove tecnologie, come l’ecografia, la PET e altre, convergono nell’indicare l’importanza fondamentale della qualità dei primi sviluppi, fetali, neonatali e della prima infanzia, nel condizionare, forse determinare, lo sviluppo successivo: fino all’età adulta. Le diverse ricerche indicano come lo sviluppo avvenga in funzione del contesto relazionale, e da questo dipenda. Il concetto di maturazione neurologica è oggi fondamentalmente cambiato: la maturazione non avviene per natura, cioè per iscrizioni genetiche, ancorché da queste non prescinda, bensì per apprendimenti, e questi dipendono dal contesto relazionale. La qualità del contesto relazionale modula le comunicazioni preverbali che intercorrono tra madre e bimbo, già da prima della nascita, e queste si svolgono in un “dialogo” che condiziona gli apprendimenti del bimbo, soprattutto quelli che concernono il tipo di funzionalità che acquisirà e esplicherà la sua struttura neuromentale. La qualità di tale dialogo, ottimale o deficitario o patogeno, costruisce il suo cervello. Un neonato potrà crescere con uno sviluppo psiconeurale ottimale, piuttosto che in qualche modo deficitario, o a rischio di patologia, a seconda della qualità delle relazioni che si strutturano con la madre e gli altri care-givers. Tale “qualità” strutturerà il suo primo cervello, e da questo ogni suo ulteriore sviluppo. Le attuali conoscenze hanno pertanto portato all’attenzione l’importanza di una valutazione della relazione bambino/madre-caregivers ai fini di prevenire le situazioni a rischio con opportuni interventi psicoterapeutici, praticati questi, attualmente, con varie tecniche e diverse impostazioni teoriche, ma comunque centrati proprio sulla relazione. Il testo descrive le tecniche che, nel quadro di teorie diverse, sono state sviluppate negli ultimi trent’anni per osservare, valutare, diagnosticare la situazione relazionale tra il bimbo piccolo, neonato in particolare, e chi si prende cura di lui, in primis i due genitori. Queste tecniche, escogitate per la ricerca, si sono rivelate indispensabili per impostare interventi terapeutici, nelle situazioni riconosciute patologiche, o comunque interventi preventivi per le situazioni a rischio, o anche interventi per ulteriormente migliorare la qualità della relazione e con questa il futuro individuo del bimbo. Anche tali interventi vanno effettuati nella relazione e sulla relazione: il “paziente” è la relazione, non il singolo individuo. Il testo che qui presentiamo si rivolge ai ricercatori, agli psicologi, ai neuropsichiatri infantili, ma anche tutti gli “operatori della nascita” nel quadro di una Psicologia Clinica Perinatale che possa instaurare e migliorare la qualità di una inderogabile assistenza alla nascita; e ai genitori stessi, agli educatori, agli insegnanti, e a tutti coloro che si prepareranno a generare, nel desiderio di avere figli che possano crescere nel miglior sviluppo che a loro essi augurano.

I bambini e i loro caregivers. Metodi e strumenti per l'osservazione clinica della relazione e per l'intervento.

IMBASCIATI, Antonio;CENA, Loredana
2010

Abstract

In queste ultime decadi si sono sviluppate e moltiplicate le ricerche delle scienze psicologiche e neurologiche sullo sviluppo infantile, psichico, psicosomatico e di qui anche fisico, condotte inizialmente dal vertice psicoanalitico e successivamente da quello psicologico-clinico e poi clinico-sperimentale; ed infine dal vertice delle neuroscienze. Tali ricerche, avvalendosi di sempre nuovi set sperimentali, nonché di nuove tecnologie, come l’ecografia, la PET e altre, convergono nell’indicare l’importanza fondamentale della qualità dei primi sviluppi, fetali, neonatali e della prima infanzia, nel condizionare, forse determinare, lo sviluppo successivo: fino all’età adulta. Le diverse ricerche indicano come lo sviluppo avvenga in funzione del contesto relazionale, e da questo dipenda. Il concetto di maturazione neurologica è oggi fondamentalmente cambiato: la maturazione non avviene per natura, cioè per iscrizioni genetiche, ancorché da queste non prescinda, bensì per apprendimenti, e questi dipendono dal contesto relazionale. La qualità del contesto relazionale modula le comunicazioni preverbali che intercorrono tra madre e bimbo, già da prima della nascita, e queste si svolgono in un “dialogo” che condiziona gli apprendimenti del bimbo, soprattutto quelli che concernono il tipo di funzionalità che acquisirà e esplicherà la sua struttura neuromentale. La qualità di tale dialogo, ottimale o deficitario o patogeno, costruisce il suo cervello. Un neonato potrà crescere con uno sviluppo psiconeurale ottimale, piuttosto che in qualche modo deficitario, o a rischio di patologia, a seconda della qualità delle relazioni che si strutturano con la madre e gli altri care-givers. Tale “qualità” strutturerà il suo primo cervello, e da questo ogni suo ulteriore sviluppo. Le attuali conoscenze hanno pertanto portato all’attenzione l’importanza di una valutazione della relazione bambino/madre-caregivers ai fini di prevenire le situazioni a rischio con opportuni interventi psicoterapeutici, praticati questi, attualmente, con varie tecniche e diverse impostazioni teoriche, ma comunque centrati proprio sulla relazione. Il testo descrive le tecniche che, nel quadro di teorie diverse, sono state sviluppate negli ultimi trent’anni per osservare, valutare, diagnosticare la situazione relazionale tra il bimbo piccolo, neonato in particolare, e chi si prende cura di lui, in primis i due genitori. Queste tecniche, escogitate per la ricerca, si sono rivelate indispensabili per impostare interventi terapeutici, nelle situazioni riconosciute patologiche, o comunque interventi preventivi per le situazioni a rischio, o anche interventi per ulteriormente migliorare la qualità della relazione e con questa il futuro individuo del bimbo. Anche tali interventi vanno effettuati nella relazione e sulla relazione: il “paziente” è la relazione, non il singolo individuo. Il testo che qui presentiamo si rivolge ai ricercatori, agli psicologi, ai neuropsichiatri infantili, ma anche tutti gli “operatori della nascita” nel quadro di una Psicologia Clinica Perinatale che possa instaurare e migliorare la qualità di una inderogabile assistenza alla nascita; e ai genitori stessi, agli educatori, agli insegnanti, e a tutti coloro che si prepareranno a generare, nel desiderio di avere figli che possano crescere nel miglior sviluppo che a loro essi augurano.
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