Le “macchine dei Tridui”, sono imponenti apparati lignei montati annualmente nelle chiese a ridosso dell’altare maggiore, ascrivibili alla tipologia ancora relativamente inesplorata degli apparati effimeri di matrice barocca. Esse accompagnano con fastose scenografie le funzioni dei “Tridui dei defunti”, eventi liturgici particolarmente significativi ed emotivamente coinvolgenti, espressioni della religiosità locale poco conosciute al di fuori dell’area territoriale della Diocesi bresciana e bergamasca. Tali funzioni, finalizzate al suffragio delle anime purganti che in virtù delle preghiere dei vivi abbreviano il tempo di permanenza nel Purgatorio, sono fortemente sottolineate ed esaltate, nei soli tre giorni all’anno in cui sono celebrate, da queste particolari scenografie effimere, vere e proprie architetture lignee di evidente matrice barocca, allestite nei presbiteri delle chiese. La bibliografia sull’argomento risulta abbastanza ridotta, a dimostrazione che il tema mostra oggettive difficoltà di approccio, vista anche la scarsità di manufatti giunti fino ai nostri giorni; forse questo è il motivo per cui la loro trattazione da parte delle discipline del Disegno, nella sua accezione più ampia, risulta difficoltosa: è proprio la loro precarietà materica e temporale ad averli relegati in ambiti ristretti degli studi storico-artistici-architettonici. In realtà gli apparati effimeri sono da considerarsi documenti culturali, architettonici o artistici, religiosi ed etnografici, dalla forte valenza comunicativa ed emozionale. La convinzione che la dimensione artistica vada considerata intrinseca alla liturgia, in quanto sua componente costitutiva, ha imposto uno studio interdisciplinare delle valenze e dei significati di queste manifestazioni. Molteplici quindi i filoni di ricerca: dallo studio degli apparati dei Tridui si sono avviati percorsi che si snodano nella dimensione del sacro e del dialogo comunitario e individuale con la divinità, espresso anche attraverso un bagaglio iconico e simbolico tutto da decifrare. Tali installazioni, infatti, aprono inedite finestre sulla storia locale, su riti e tradizioni consolidate, consentono di approfondire gli studi sugli architetti e sulle botteghe artigianali, permettono di scrivere pagine nuove sulla percezione visiva e sull’architettura illusoria nonché sul significato del colore, descrivono caratteri e dinamiche dei gruppi coinvolti nell’approntamento delle funzioni, fanno infine riflettere sull’assoluta necessità di analizzare e documentare – attraverso l’indispensabile linguaggio del Disegno - le macchine e le tradizioni locali connesse, per tutelarle e contribuire alla conoscenza di questi riti che affondano le proprie radici nei primordi della civiltà, che si può definire tale da quando attua il culto dei propri defunti. Il Rilievo di queste installazioni effimere, pur nella oggettiva difficoltà per il ristretto arco temporale in cui sono allestite; ha offerto la possibilità di vedere e misurare la struttura portante, di “toccare con mano” i singoli componenti che sono, seppure per poco tempo, collocati “a piè d’opera”, consentendo così di esaminare e documentare non solo le volumetrie ma anche nei minimi dettagli gli ornati, le cromie, le soluzioni adottate nei giunti e negli incastri. Il Disegno ha permesso di affrontare, con differenti chiavi di lettura e modalità grafiche, la disamina delle macchine dei Tridui; il tipo di rappresentazione è strettamente legato alle finalità perseguite. Sono state usate applicazioni grafiche sintetiche per la documentazione relativa ai numerosi simboli che rendono queste installazioni particolarmente comunicative di messaggi liturgici, nonchè elaborazioni informatiche per l’analisi del disegno della luce, che senza dubbio risulta offrire una delle chiavi di lettura più affascinanti: infatti l’accensione delle centinaia di candele nel buio della chiesa altera completamente la percezione formale dell’apparato, trasformandolo in un disegno di pura luce. Lo studio di un fenomeno così complesso, che alle “macchine” affida la visualizzazione e la trasmissione di una preghiera corale, ha imposto più volte riflessioni sulle modalità più opportune per rendere significati ed intenti che, pur prendendo le mosse da strutture lignee concrete ed imponenti, si trasformano in pensiero astratto. Solo il Disegno è rende possibile la conoscenza e la valorizzazione di queste ormai rare manifestazioni devozionali.

IL DISEGNO DEI TRIDUI. IL TEMPO E LA MEMORIA NELLO SPAZIO DELLA CHIESA

PASSAMANI, Ivana
2009

Abstract

Le “macchine dei Tridui”, sono imponenti apparati lignei montati annualmente nelle chiese a ridosso dell’altare maggiore, ascrivibili alla tipologia ancora relativamente inesplorata degli apparati effimeri di matrice barocca. Esse accompagnano con fastose scenografie le funzioni dei “Tridui dei defunti”, eventi liturgici particolarmente significativi ed emotivamente coinvolgenti, espressioni della religiosità locale poco conosciute al di fuori dell’area territoriale della Diocesi bresciana e bergamasca. Tali funzioni, finalizzate al suffragio delle anime purganti che in virtù delle preghiere dei vivi abbreviano il tempo di permanenza nel Purgatorio, sono fortemente sottolineate ed esaltate, nei soli tre giorni all’anno in cui sono celebrate, da queste particolari scenografie effimere, vere e proprie architetture lignee di evidente matrice barocca, allestite nei presbiteri delle chiese. La bibliografia sull’argomento risulta abbastanza ridotta, a dimostrazione che il tema mostra oggettive difficoltà di approccio, vista anche la scarsità di manufatti giunti fino ai nostri giorni; forse questo è il motivo per cui la loro trattazione da parte delle discipline del Disegno, nella sua accezione più ampia, risulta difficoltosa: è proprio la loro precarietà materica e temporale ad averli relegati in ambiti ristretti degli studi storico-artistici-architettonici. In realtà gli apparati effimeri sono da considerarsi documenti culturali, architettonici o artistici, religiosi ed etnografici, dalla forte valenza comunicativa ed emozionale. La convinzione che la dimensione artistica vada considerata intrinseca alla liturgia, in quanto sua componente costitutiva, ha imposto uno studio interdisciplinare delle valenze e dei significati di queste manifestazioni. Molteplici quindi i filoni di ricerca: dallo studio degli apparati dei Tridui si sono avviati percorsi che si snodano nella dimensione del sacro e del dialogo comunitario e individuale con la divinità, espresso anche attraverso un bagaglio iconico e simbolico tutto da decifrare. Tali installazioni, infatti, aprono inedite finestre sulla storia locale, su riti e tradizioni consolidate, consentono di approfondire gli studi sugli architetti e sulle botteghe artigianali, permettono di scrivere pagine nuove sulla percezione visiva e sull’architettura illusoria nonché sul significato del colore, descrivono caratteri e dinamiche dei gruppi coinvolti nell’approntamento delle funzioni, fanno infine riflettere sull’assoluta necessità di analizzare e documentare – attraverso l’indispensabile linguaggio del Disegno - le macchine e le tradizioni locali connesse, per tutelarle e contribuire alla conoscenza di questi riti che affondano le proprie radici nei primordi della civiltà, che si può definire tale da quando attua il culto dei propri defunti. Il Rilievo di queste installazioni effimere, pur nella oggettiva difficoltà per il ristretto arco temporale in cui sono allestite; ha offerto la possibilità di vedere e misurare la struttura portante, di “toccare con mano” i singoli componenti che sono, seppure per poco tempo, collocati “a piè d’opera”, consentendo così di esaminare e documentare non solo le volumetrie ma anche nei minimi dettagli gli ornati, le cromie, le soluzioni adottate nei giunti e negli incastri. Il Disegno ha permesso di affrontare, con differenti chiavi di lettura e modalità grafiche, la disamina delle macchine dei Tridui; il tipo di rappresentazione è strettamente legato alle finalità perseguite. Sono state usate applicazioni grafiche sintetiche per la documentazione relativa ai numerosi simboli che rendono queste installazioni particolarmente comunicative di messaggi liturgici, nonchè elaborazioni informatiche per l’analisi del disegno della luce, che senza dubbio risulta offrire una delle chiavi di lettura più affascinanti: infatti l’accensione delle centinaia di candele nel buio della chiesa altera completamente la percezione formale dell’apparato, trasformandolo in un disegno di pura luce. Lo studio di un fenomeno così complesso, che alle “macchine” affida la visualizzazione e la trasmissione di una preghiera corale, ha imposto più volte riflessioni sulle modalità più opportune per rendere significati ed intenti che, pur prendendo le mosse da strutture lignee concrete ed imponenti, si trasformano in pensiero astratto. Solo il Disegno è rende possibile la conoscenza e la valorizzazione di queste ormai rare manifestazioni devozionali.
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